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Agevolazione “prima casa” e rivendita infraquinquennale: riacquistare entro un anno e nessuna scusante per il ritardo!

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(sentenza CTP Firenze n. 103/01/2012 del 19/06/2012)

Il contribuente che fruisce delle agevolazioni “prima casa” può vendere lo stesso immobile prima del trascorrere dei cinque anni, a patto che riacquisti un altro immobile da adibire ad abitazione principale entro un anno.

Questa è la previsione della nota II/bis art. 1 della Tariffa allegata al Dpr 131/1986, parte prima.

Niente scuse per il contribuente, dunque, anche se gli Uffici tecnici comunali “dormono”.

E’questo il caso affrontato dalla Ctp di Firenze, che ha confermato la legittimità del recupero dell’agevolazione “prima casa”, ritenuta non spettante, ad un contribuente che, dopo la vendita infraquinquennale, non aveva proceduto al riacquisto entro l’anno – nonostante la stipula di un preliminare di compravendita – per ritardi imputabili solamente all’Ufficio Tecnico Catastale e non alla propria volontà (sentenza CTP Firenze n. 103/01/2012 del 19/06/2012).

Nel caso in rassegna, il ricorrente non aveva potuto riacquistare entro 12 mesi un altro immobile da adibire a propria abitazione per motivi non conseguenti a propria volontà, ma alla condotta dell’Ufficio Tecnico Catastale che, nonostante la tempestività della richiesta, aveva rilasciato la necessaria documentazione (variazione per ampliamento, frazionamento e fusione dell’immobile) non proprio tempestivamente, essendo trascorsi molti mesi, per cui il cotribuenteaveva “bucato” il termine annuale.

Pertanto, parte contribuente ricorreva contro l’avviso di liquidazione per revoca di agevolazione, notificatogli dall’ufficio, poiché il ritardo con cui aveva potuto perfezionare la compravendita non era dovuto ad una sua volontà ma solamente a ritardi dell’Ufficio Tecnico Catastale, nel frazionamento del bene promesso in vendita.

Tuttavia, opponeva l’ufficio, la giurisprudenza della Cassazione è chiara nell’affermare che “l’applicazione dell’ordinario regime tributario nell’ipotesi del venir meno della finalità abitativa che abbia giustificato il godimento delle agevolazioni prima casa, …, non ha natura sanzionatoria di una condotta dell’acquirente dell’immobile, solo rispetto alla quale potrebbe assumere significato esimente la forza maggiore, ma consegue alla sopravvenuta mancanza di causa del beneficio invocato all’atto della registrazione del contratto” (Cass. 2552/2003).

Ogni responsabilità circa il mancato trasferimento è, quindi, irrilevante ai fini dell’agevolazione de qua, poiché, ciò che conta è solo il trasferimento della residenza anagrafica, “di diritto”.

In questo senso, anche altre statuizioni, secondo cui, “in tema di imposta di registro … attesa la lettera e la formulazione delle norme medesime, alcuna rilevanza giuridica può essere riconosciuta né alla realtà fattuale, ove questa contrasti con il dato anagrafico, né all’eventuale ottenimento della residenza oltre il termine fissato, essendo quest’ultima presupposto per la concessione del beneficio e trattandosi di norma agevolativa e quindi di stretta interpretazione” (così Cass. 24926/2009).

Pertanto, i giudici hanno negato “che la giustificazione addotta dal ricorrente possa valere ad usufruire ugualmente dell’agevolazione di cui sopra, incombendo evidentemente a colui che intenda avvalersi del regime agevolativo di predisporre ogni attività, anche d’ordine amministrativo, con la massima tempestività, onde pervenire all’utilizzo abitativo entro il termine prescritto, il che risulta nella specie non essere stato effettuato”.

Insomma, l’immobile da riacquistare deve essere “pronto” per il progetto abitativo, pena l’ineludibile perdita dell’agevolazione.

Il consiglio? Vendere l’immobile per cui si è goduto delle agevolazioni fiscali, solo quando si è assolutamente sicuri di poter provvedere al riacquisto entro un anno.

    @ilverre

 

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